Quando il castello torna a svegliarsi
Ci sono luoghi che nei videogiochi non hanno bisogno di essere presentati. Basta una luna troppo grande dietro una torre, il profilo di un castello perso nella nebbia e le prime note di un organo per capire che Dracula è tornato. Castlevania: Belmont’s Curse riporta in scena uno degli universi più affascinanti della storia videoludica e lo fa mettendo nuovamente al centro il nome che, da quasi quarant’anni, accompagna la lotta contro le creature della notte: Belmont. Dopo anni nei quali Castlevania ha continuato a vivere attraverso raccolte, riedizioni, collaborazioni e soprattutto grazie al successo della serie animata, Konami sembra finalmente pronta a riportare la saga sotto i riflettori con una nuova avventura. E per chi è cresciuto attraversando corridoi illuminati dalle candele, rompendo muri alla ricerca di stanze segrete e affrontando mostri impossibili al suono di Vampire Killer, è difficile non sentire qualcosa muoversi.
Un’eredità scritta con la frusta
Il cuore di Castlevania è sempre stato il suo eterno conflitto. Da una parte Dracula, destinato a risorgere ciclicamente insieme al proprio castello; dall’altra la famiglia Belmont, una stirpe di cacciatori condannata quasi quanto il suo nemico a combattere una guerra che attraversa generazioni e secoli. Simon, Trevor, Richter e gli altri membri del clan hanno trasformato la Vampire Killer in uno degli oggetti più riconoscibili della storia dei videogiochi, ma Castlevania nel tempo è diventato molto più di una battaglia tra bene e male. Con Symphony of the Night la serie ha abbracciato definitivamente l’esplorazione, la crescita del personaggio e quella struttura labirintica che avrebbe contribuito persino a dare un nome a un genere. Belmont’s Curse sembra voler raccogliere proprio questa enorme eredità: combattimenti contro creature grottesche, ambientazioni gotiche, passaggi nascosti e un castello che non è soltanto lo scenario dell’avventura, ma una presenza viva, mutevole e minacciosa. Un luogo nel quale ogni porta aperta può condurre a un tesoro, a un segreto o a qualcosa che sarebbe stato decisamente meglio lasciare addormentato.
Tra il Castlevania di ieri e quello di domani
La sfida più interessante sarà capire quanto Belmont’s Curse vorrà guardare indietro e quanto, invece, proverà a reinventare la formula. Castlevania possiede oggi un’eredità particolare: i suoi capitoli classici hanno contribuito alla nascita dei moderni metroidvania, mentre negli ultimi anni decine di produzioni indipendenti hanno preso quelle idee e le hanno spinte in direzioni nuove. Tornare semplicemente al passato, quindi, non sarebbe sufficiente. Il nuovo capitolo dovrà riuscire a conservare quel senso di solitudine, scoperta e pericolo che accompagnava le vecchie avventure, rendendolo però credibile per il pubblico contemporaneo. È proprio qui che si trova forse il fascino maggiore del progetto: immaginare corridoi dimenticati, torri che sembrano non finire mai, cripte nascoste sotto il castello e combattimenti nei quali la frusta torna a schioccare contro scheletri, demoni e creature della mitologia europea. Castlevania non ha mai avuto bisogno di riempire lo schermo per creare atmosfera. A volte sono sufficienti una finestra aperta sulla notte, una candela accesa e la sensazione che qualcosa ci stia aspettando nella stanza successiva.
La notte appartiene ancora ai Belmont
Ed è forse proprio il ritorno dei Belmont a rendere questo nuovo capitolo così affascinante. Perché dietro Castlevania esiste una storia che attraversa generazioni di giocatori oltre che generazioni di protagonisti. Chi ha conosciuto la serie su NES ricorda una sfida brutale e quasi rituale; chi è arrivato con Symphony of the Night ricorda invece la meraviglia di perdersi volontariamente nel castello; altri hanno incontrato Trevor, Sypha e Alucard attraverso Netflix, scoprendo soltanto successivamente quanto fosse profondo il passato videoludico di quei personaggi. Castlevania: Belmont’s Curse ha quindi davanti un’occasione rara: riunire queste diverse anime sotto lo stesso tetto, riportando i veterani dentro un luogo che conoscono intimamente e invitando una nuova generazione a varcarne per la prima volta i cancelli. Perché Dracula può essere sconfitto, il castello può crollare e la notte può lasciare spazio all’alba. Ma nella storia di Castlevania abbiamo imparato una cosa: prima o poi, da qualche parte, le campane ricominciano a suonare. E quando succede, un Belmont deve raccogliere la frusta.