Quando Zeus ruggisce nell'incipit di Altered Beast l'imperioso ordine «Rise from your grave!», non sta semplicemente richiamando in vita un guerriero caduto per salvare la figlia Atena dalle grinfie del malvagio Lord Neff: sta letteralmente battezzando una nuova era per il videogioco casalingo. Abbiamo reinstallato sulla nostra console Sega la storica cartuccia da 4 Mbit che accompagnò il debutto occidentale del Mega Drive, trovandoci di fronte a un titolo che, al netto degli inevitabili segni del tempo e dei pesanti compromessi tecnici rispetto al famoso coin-op System 16B datato 1988, conserva intatto quel fascino grezzo, sfacciato e squisitamente tamarro tipico delle produzioni nipponiche dell'epoca.

Potenza muscolare e mutazioni bestiali

Strutturalmente, Altered Beast è un picchiaduro a scorrimento orizzontale di una semplicità quasi disarmante. Non ci sono percorsi alternativi, sistemi di combo particolarmente elaborati o dinamiche di esplorazione: il giocatore avanza da sinistra verso destra eliminando tutto ciò che compare sullo schermo, fino a raggiungere il boss di turno. È una filosofia profondamente arcade, costruita attorno a sessioni brevi e a una leggibilità immediata dell'azione. Ancora oggi bastano pochi secondi per comprendere esattamente cosa il gioco richieda. Nei panni del guerriero riportato in vita da Zeus attraversiamo cinque scenari popolati da demoni, lupi, mostri scheletrici e creature di ogni tipo. L'eroe umano dispone inizialmente di un repertorio estremamente essenziale, composto principalmente da pugni, calci e attacchi eseguiti durante il salto. I movimenti risultano piuttosto rigidi e la portata dei colpi obbliga spesso ad avvicinarsi molto ai nemici, una caratteristica che può rendere alcune situazioni più macchinose di quanto ricordassimo. Il vero cuore dell'esperienza è però rappresentato dai demoni bianchi. Sconfiggendoli si ottengono le sfere di energia necessarie alla trasformazione: con la prima il protagonista aumenta considerevolmente la propria massa muscolare, con la seconda assume proporzioni ancora più esagerate e con la terza raggiunge finalmente la forma bestiale prevista per lo stage. È una progressione tanto semplice quanto efficace, perché rende visibile sullo schermo l'aumento di potenza del personaggio. Le trasformazioni costituiscono ancora oggi l'elemento più memorabile dell'intera produzione. Lupo, Drago, Orso, Tigre e Lupo Dorato non rappresentano soltanto variazioni estetiche, ma modificano radicalmente il modo in cui affrontiamo i nemici. Il Lupo può contare su attacchi energetici e scatti rapidissimi, il Drago cambia completamente il rapporto con lo spazio grazie alla possibilità di volare, mentre le altre forme introducono capacità specifiche che modificano almeno temporaneamente il ritmo dell'azione. La scelta di associare una forma differente a ogni livello impedisce al sistema di diventare completamente monotono e crea una sorta di ricompensa rituale: sappiamo che dopo i primi minuti trascorsi nella debole forma umana arriverà inevitabilmente il momento in cui il protagonista diventerà una macchina da guerra sovrannaturale. Interessante è anche il modo in cui Lord Neff utilizza questa meccanica. Il boss normalmente compare soltanto dopo che il giocatore ha completato la propria trasformazione. Se non abbiamo raccolto abbastanza sfere, Neff compare temporaneamente per deriderci e costringe lo scenario a proseguire con una nuova sequenza di nemici. Questo sistema aggiunge una piccola pressione alla raccolta dei power-up e impedisce di affrontare immediatamente il boss senza aver raggiunto la forma corretta. In due giocatori tutto assume un ritmo ancora più divertente. La maggiore quantità di nemici e la presenza contemporanea di due personaggi rendono lo schermo inevitabilmente più caotico, ma permettono anche di compensare almeno in parte la rigidità del sistema di combattimento. Coordinarsi per eliminare rapidamente i demoni bianchi e raggiungere entrambi la trasformazione resta probabilmente il modo migliore per giocare oggi Altered Beast. Il sistema è elementare e alla lunga estremamente prevedibile, ma l'idea di trasformare progressivamente un guerriero umano in una creatura mitologica mantiene ancora una forza visiva e ludica notevole. È uno di quei concetti che possono essere spiegati in una frase e compresi immediatamente, qualità che contribuì enormemente alla memorabilità del gioco.

La raccolta delle sfere trasforma progressivamente il guerriero fino alla mutazione bestiale, cambiando radicalmente potenza e repertorio offensivo.

Il compromesso della conversione casalinga

Analizzando la versione Mega Drive con gli occhi dell'epoca, è facile comprendere perché Altered Beast abbia avuto un ruolo così importante nell'affermazione iniziale della console Sega. Portare in casa un titolo proveniente dall'hardware arcade System 16 significava offrire al pubblico qualcosa che, almeno nell'aspetto generale e nelle dimensioni degli sprite, sembrava molto più vicino alla sala giochi rispetto a quanto fosse normalmente possibile sulle console della generazione precedente. Il confronto diretto con il coin-op mostra però inevitabilmente numerosi compromessi. L'originale arcade dispone di una maggiore ricchezza cromatica, sprite più dettagliati e soprattutto effetti di scaling che contribuiscono a rendere alcune trasformazioni e apparizioni dei boss particolarmente spettacolari. Il Mega Drive, soprattutto in una fase così precoce della propria vita commerciale, non era in grado di replicare integralmente quelle caratteristiche. La palette risulta quindi più povera e alcuni elementi hanno perso sfumature o dettagli. Le animazioni appaiono più semplici e l'assenza dello scaling modifica sensibilmente determinate sequenze rispetto alla controparte da sala. Osservato oggi, il distacco è evidente; considerando però che si tratta di uno dei primissimi software sviluppati per la macchina, il risultato rimane interessante dal punto di vista storico. In alcuni aspetti, inoltre, la conversione tenta persino di compensare le proprie limitazioni. Gli sfondi utilizzano in diversi livelli uno scrolling parallattico su più piani, soluzione assente nella versione arcade e capace di conferire una maggiore sensazione di profondità. Monumenti, vegetazione e strutture sullo sfondo scorrono a velocità differenti rispetto al terreno in primo piano, un dettaglio che all'epoca contribuiva notevolmente alla percezione delle capacità della nuova console. Gli sprite dei protagonisti rimangono grandi e immediatamente leggibili, soprattutto durante le trasformazioni. È proprio questa dimensione dei personaggi a rappresentare uno degli elementi che maggiormente separavano la produzione dall'immaginario tipico delle console a 8-bit. Vedere due enormi guerrieri muscolosi avanzare contemporaneamente sullo schermo doveva apparire nel 1988 come una dichiarazione d'intenti da parte dell'hardware Sega. La conversione non è però esente da problemi anche sul piano della fluidità. Quando numerosi nemici occupano contemporaneamente la scena possono emergere rallentamenti e l'azione non restituisce sempre la stessa immediatezza dell'arcade. Il controllo relativamente rigido accentua ulteriormente questa differenza. Il comparto sonoro costituisce forse l'aspetto più curioso. Le frasi digitalizzate sono diventate parte integrante dell'identità di Altered Beast. Il comando iniziale di Zeus, l'annuncio dei potenziamenti e le provocazioni di Neff possiedono ancora oggi un valore quasi iconico. Sentire una voce campionata provenire da una console domestica rappresentava inoltre un effetto notevole per l'epoca. La gestione dei campioni vocali rivela però una conoscenza ancora acerba dell'hardware audio del Mega Drive. La riproduzione attraverso il DAC del Yamaha YM2612 può interferire temporaneamente con alcuni canali musicali, rendendo evidente quanto gli sviluppatori stessero ancora imparando a sfruttare una macchina appena arrivata sul mercato. Nonostante questi compromessi, la musica conserva una notevole capacità evocativa. Il tema principale accompagna l'avanzata con una solennità quasi eccessiva, perfettamente coerente con l'estetica muscolare del gioco. Non siamo davanti a una conversione tecnicamente perfetta del coin-op, ma a un titolo che ebbe il merito di dimostrare immediatamente quale fosse la direzione della nuova generazione a 16-bit.

In due giocatori Altered Beast acquista ritmo e spettacolarità, pur mostrando con maggiore evidenza alcuni dei compromessi tecnici della conversione Mega Drive.

Un'esperienza memorabile ma fugace

Il problema principale di Altered Beast emerge nel momento in cui si supera l'impatto iniziale delle trasformazioni e si osserva la struttura nel suo insieme. Cinque livelli costituiscono un'offerta estremamente contenuta e un giocatore che conosce già disposizione dei nemici e pattern dei boss può raggiungere i titoli di coda in meno di mezz'ora. È una durata perfettamente comprensibile considerando le origini arcade del progetto. In sala giochi l'obiettivo non era trattenere il giocatore per decine di ore, ma offrire una sequenza breve, spettacolare e sufficientemente impegnativa da incentivare nuovi tentativi. Trasferita integralmente nell'ambiente domestico, quella stessa struttura mostra inevitabilmente tutti i propri limiti. La rigiocabilità si basa quindi soprattutto sul desiderio di migliorare le proprie prestazioni, aumentare il punteggio o affrontare nuovamente l'avventura insieme a un secondo giocatore. Non esistono vere diramazioni, segreti capaci di cambiare profondamente l'esperienza o personaggi aggiuntivi da sbloccare. Una volta osservate tutte le trasformazioni e sconfitto Neff, il gioco ha sostanzialmente mostrato quasi tutto ciò che può offrire. Anche il livello di difficoltà non riesce sempre a sostenere questa brevità. Alcune sezioni possono risultare fastidiose per via della rigidità dei controlli e della posizione dei nemici, ma i boss risultano spesso molto meno complessi di quanto il loro aspetto gigantesco lasci immaginare. Gran parte degli scontri può essere risolta individuando una routine efficace e ripetendola con relativa sicurezza. È un limite particolarmente evidente perché i boss rappresentano graficamente alcuni dei momenti più spettacolari dell'avventura. Lord Neff assume forme grottesche e volutamente esagerate, ma dietro la grande quantità di pixel occupata sullo schermo si nascondono pattern piuttosto semplici. Una volta compreso quando attaccare e dove posizionarsi, buona parte della tensione scompare. La modalità a due giocatori offre fortunatamente una ragione concreta per tornare. Affrontare simultaneamente le orde nemiche rende le fasi più ripetitive molto più piacevoli e il semplice spettacolo di due guerrieri che attraversano insieme tutte le trasformazioni conserva una certa efficacia. È un divertimento elementare, ma perfettamente coerente con la natura del titolo. Anche il menu delle opzioni nascosto aggiunge qualche possibilità di personalizzazione dell'esperienza e rappresenta una curiosità tipicamente legata alla cultura videoludica dell'epoca, fatta di combinazioni segrete da scoprire sulle riviste o attraverso il passaparola. Resta comunque impossibile ignorare quanto Altered Beast sia limitato se analizzato esclusivamente secondo parametri contemporanei. Il combattimento possiede pochissima profondità, la varietà degli avversari è ridotta, i livelli seguono tutti una struttura quasi identica e la durata complessiva appare minima. Il valore del gioco emerge piuttosto dalla sua capacità di condensare in pochi minuti un'estetica e una filosofia progettuale estremamente riconoscibili. Muscoli ipertrofici, mitologia greca reinterpretata senza particolare rispetto filologico, mostri enormi, voci campionate e trasformazioni zoomorfe compongono una miscela che appartiene profondamente alla cultura arcade della fine degli anni Ottanta. Altered Beast non è quindi un grande gioco perché particolarmente profondo o raffinato. È importante perché rappresenta perfettamente il momento nel quale l'esperienza da sala giochi iniziava a essere trasportata nelle case con una fedeltà fino a poco tempo prima difficile da immaginare. Oggi il suo 6.3 riflette bene questa doppia natura: come beat 'em up è corto, rigido e ripetitivo; come testimonianza dei primi anni del Mega Drive conserva invece un fascino storico enorme. È una cartuccia che si completa in una pausa pomeridiana, ma che riesce comunque a lasciare nella memoria immagini, suoni e trasformazioni che molti giochi enormemente più complessi non sono mai riusciti a rendere altrettanto riconoscibili.

I boss puntano soprattutto sull'impatto visivo, ma pattern semplici e facilmente memorizzabili riducono sensibilmente il livello di sfida.
La trasformazione in bestia